Il Brasile? Uno dei nuovi mercati mondiali, soprattutto del lusso. Un mercato soprattutto destinato a crescere, che “continuerà a espandersi nei prossimi anni”, come sostiene Carlos Jereissanti, Ceo di Iguatemi Group.

Se l’Europa rimane imbrigliata nelle maglie della crisi economica - nonostante il mercato del lusso risponda bene -, sono i mercati emergenti a dare una scossa al comparto del prestigio. E tra Asia e Qatar, ecco spuntare il Brasile, area che ha fatto registrare una “crescita impressionate dei consumi tra gli edonistic goods”.

Ciò che muta è la capacità di spesa del paese, la capacità di rispondere al richiamo del lusso e dei beni esclusivi in maniera positiva. E la crescita del PIL in tal senso parla chiaro: è salito del 12% nel segmento temporale 2005-2011. “Le stime relative al mercato del lusso in Brasile – aggiunge Jereissanti – danno conto di un valore pari a 7,6mld di dollari relativamente allo scorso anni e la crescita dovrebbe attestarsi su un ulteriore 5,5%”.

Naturalmente anche i brand italiani stanno prendendo la via dell’Eldorado brasiliano, visto come una nuova opportunità di guadagno: “italiani e brasiliani possono essere considerati popoli molti simili, hanno valori, interessi e un modo di intenedere la vita comune. Non a caso sono tanti i giovani, un po’ da tutto il mondo, ma in particolare dall’Italia, che vengono a soggiornare in Brasile e poi se ne innamorano e desiderano vivere e lavorare qui, dove c’è crescita e dove ci sono opportunità”, continua Jereissanti.

“Il Brasile sta cambiando – conclude il proprietario di del più importante shopping mall del settore operante in Brasile - Entro il 2014 sarà il 60% della popolazione, mentre soltanto nel 2002 rappresentava il 38,8%. Si tratta di 119 milioni di persone che sono molto vicine ai brand italiani”.

E la lista dei marchi che punta al Sudamerica è già di primissimo ordine: Bulgari, Canali, Cavalli. Emporio Armani, Bottega Veneta, D&G, feni, Intimissimi, Prada, Miu Miu, Tod’s, Valentino, Max Mara, Missoni e Salvatore Ferragamo. Tanto per intenderci.

di Matteo Aldamonte


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