Sarà anche vero che il mercato delle automobili vive un momento di crisi, dovuto da costi che le famiglie non possono affrontare, eppure c’è un comparto che continua a sorridere: è quello delle cosiddette Supercar, le automobili di lusso, che fanno ancora la fortuna delle concessionarie e che chiudono il 2011 in positivo, cosa che ben pochi settori possono vantarsi di aver fatto dopo un anno nerissimo in termini economici per tutto il mondo.

Bene Ferrari, bene anche Lamborghini, per parlare delle italiane. Merito soprattutto, in questo senso, degl incrementi messi a segno in Cina e in altri paesi emergenti, oltre che della ripresa americana, fattori grazie ai quali le vendite continuano ad aumentare, nella peggiore delle ipotesi si mantengono costanti e comunque garantiscono introiti d’oro. Più difficile è la situazione europea, dove a festeggiare è la sola Germania, piena recessione per tutti gli altri.

Chi chiude il 2011 con la crescita maggiore è Bentley di proprietà della Volkswagen, tornata ai livelli precedenti alla grandi crisi economica, quando aveva raggiunto il picco di 9.398 unità. Numeri da capogiro, per i quali il marchio deve dire grazie anche al piccolo boom fatto registrare in Cina, che è diventata il secondo paese più importante con 1.839 unità. Anche negli USA, comunque, Bentley dimostra di poter dire la sua: il marchio inglese presenterà la Continental GT dotata del nuovo motore V8 di origine Audi ed entro il 2014 la gamma dovrebbe espandersi includendo anche un suv di lusso che andrà a rivaleggiare con quello della Maserati.

“Sarà posizionato al di sopra al di sopra di tutti i veicoli di questo tipo presenti sul mercato”, commenta un soddisfatto Wolfgang Dürheimer, il numero uno della Bentley, che ora non deve far altro che attendere l’approvazione dell’ambizioso progetto da parte dei vertici di Wolfsburg. E’ attesa entro il primo trimestre di questo 2012.

Certo, gli anni d’oro sono lontani, ma il mercato delle automobili di lusso continua a reggere benissimo l’urto della crisi economica.

di Matteo Aldamonte


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